Il 21 luglio 2026 il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha dichiarato, secondo Bloomberg, che il Congresso era a un passo dall'approvazione del CLARITY Act, il disegno di legge sulla struttura del mercato delle criptovalute. Il giorno prima la Casa Bianca aveva riferito che Donald Trump aveva accettato una clausola etica che vieta ai funzionari federali di emettere criptovalute e affida l'applicazione al Dipartimento di Giustizia. Dopo questi annunci, il prezzo del bitcoin è tornato sopra i 66.000 dollari, il livello più alto da oltre un mese.
Il CLARITY Act mira a ripartire la vigilanza sul mercato cripto tra due autorità statunitensi: la SEC per i titoli e la CFTC per le materie prime. Finora l'assenza di regole chiare sullo status giuridico degli asset digitali frenava la partecipazione delle grandi istituzioni finanziarie, che non sapevano quale autorità fosse competente. Il bitcoin è generalmente considerato una materia prima, il che lo porrebbe sotto l'autorità della CFTC. Una clausola etica aveva bloccato i negoziati, poiché diversi parlamentari temevano conflitti di interesse legati alle attività cripto di personaggi pubblici.
Un quadro giuridico stabile ridurrebbe l'incertezza normativa che pesa da anni sul settore negli Stati Uniti. Per i detentori, significherebbe regole più chiare per le piattaforme di scambio e per i prodotti finanziari legati al bitcoin. I mercati previsionali stimavano la probabilità di un'approvazione prima dell'aprile 2027 tra il 50 e il 61 per cento. Questo testo non modifica la tassazione dei privati e non costituisce un consiglio di investimento.
I tempi sono stretti: i parlamentari cercano di avanzare prima della pausa di agosto, altrimenti la questione slitterebbe oltre le elezioni di metà mandato, una scadenza ritenuta meno prevedibile. Da seguire sono il voto al Senato, la versione finale della clausola etica e l'esatta ripartizione delle competenze tra SEC e CFTC.



